
Carissimi,
in attesa di deliziarvi con il post a cui sto lavorando nei ritagli di tempo ormai da npar de settimane e che richiede ancora qualche rifinitura – nel quale, come già preannunciato in chat, comparirà suo malgrado il nostro Edo in veste di guest star un filino minacciosa – vi agevolo un paio di miei post d’annata che quel geniaccio di Leo Ortolani direbbe profumino ancora di tappetini nuovi, belli freschi, sembrano usciti ieri.
Li ho ritrovati mettendo mano al materiale per quella storia là più impegnativa, e ve li metto qui cogliendo l’occasione per rispondere a una domanda postami da Ilaria qualche giorno fa: come si impara a suonare l’organo? Non basta tipo imparare a suonare il pianoforte?
Di solito è così che si comincia, come credo possa confermare don Andrés, il nostro tastierista preferito, cheggiocatore polivalente!
Si comincia studiando il pianoforte, la cui tastiera è simile come composizione (le note so quelle, le ottave pure, na lunga fila di tasti bianchi e tasti neri nsomma) ma assai diversa nei materiali e nella risposta alla sollecitazione delle dita che premono i tasti.
I tasti del pianoforte sono collegati a dei martelletti che pizzicano delle corde, li si può pestare con forza, i tasti, premere con moderazione di tocco e velocità disinvolta, sfiorare, accarezzare: il suono che si ottiene varia di intensità in base al modo con cui il pianista tocca i tasti. Ciò che in termini musicali si definisce “espressione” è cioè un effetto che si ottiene variando l’approccio fisico allo strumento, e dipende dalla bravura tecnica e dalla sensibilità di dita e di animo. Un po’ come si fa con un pallone, in fondo.
Il pianoforte è poi dotato di tre piccoli pedali ottonati che non ho mai capito a che servano, immagino a curare sfumature di espressione e persistenza del suono; anche qui, senza googlare, il buon Andrea potrà credo dirci qualcosa in più, sempre se i pacchi di sti tremendi tempi natalizi gli daranno un po’ de tregua.
I tasti dell’organo invece, e mi riferisco in maniera specifica a un organo a canne, sono di fatto degli interruttori che aprono delle valvole collegate a canne di diverso diametro, materiali e lunghezza, che a tutti gli effetti costituiscono una piccola foresta di flauti (o, meglio, di fiati) ciascuno dei quali è specializzato nell’emettere una sola nota in una determinata tonalità. A differenza di un pianoforte, un organo è dotato di molte voci diverse, che possono suonare una o più alla volta o tutte insieme grazie all’utilizzo di registri che selezionano, accoppiano o sovrappongono l’apertura di file e gruppi di canne, ciascuno dei quali specializzato in una determinata voce. Esistono dunque i registri per il flauto dolce, gli ottavini, i fagotti e i controfagotti, le trombe, e via così. I suoni non corrispondono in modo preciso agli strumenti da cui tali voci prendono il nome, diciamo che li ricordano, li imitano.
Suonare un organo comporta dunque il sapersi districare fra le varie file di voci e di registri, che si possono innescare e disinnescare mentre si suona utilizzando dei pedali, come quando si inseriscono o si scalano le marce con la moto. Un organo che si rispetti, poi, è dotato di una pedaliera che è a tutti gli effetti una tastiera aggiuntiva che si suona con i piedi, e tramite la quale si fanno entrare in gioco i bassi. Potenti, profondi, gasano molto.
Pianoforte e organo sono dunque strumenti fra loro molto diversi, che forniscono suoni e prestazioni molto diverse, anche se alcuni elementi comuni sono simili e la tecnica di base per suonarli è la stessa. Non è strettamente necessario saper suonare il pianoforte per poter apprendere i rudimenti dell’organo: diciamo che i tasti del pianoforte sono più duri e dotati di un meccanismo di ritorno più elastico, di conseguenza risultano più allenanti per le dita. Ma non è un prerequisito irrinunciabile.
Detto tutto ciò, vi lascio a quanto scrivevo ormai quasi 10 anni fa e che, tutto sommato, conserva una certa freschezza e vivacità espressiva, pur senza ancora i miei bellissimi florilegi citazionisti e romanisticheggianti. Daje dunque:
https://novefiorigialli.wordpress.com/2016/02/05/fioregiallo-n-26-o-della-chiave-di-sol/
https://novefiorigialli.wordpress.com/2025/12/17/fioregiallo-n-27-o-della-chiave-di-basso-12/
Buona lettura.