Un fallimento sublime

Parco di Villa Doria Pamphilj, Roma © Dario Angelo 2026

“Che cos’è successo? Dov’è andato quel pezzo che le si è staccato da dentro? L’immagine di sé che vedeva riflessa nei loro occhi si è frantumata. Ha litigato con la sua classe. È come una lite tra innamorati. Si sente tradita, incompresa. Amore. Una parola troppo complessa, con infinite implicazioni sentimentali che lei detesta, e che non c’entrano con questa situazione. Qui non c’è romanticismo, qui c’è mancanza di rispetto, ferocia. Non ci sono due persone, ma una comunità. Dov’è l’amore, qui? Che amore è?

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Suffragium necesse est

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Immagine tratta da qui

Come dite? Sono arrivato tardi? Siamo già in silenzio elettorale? E sti gran cazzi?

Di fronte al palese disegno eversivo degli attuali partiti di maggioranza e di governo, una piccola forzatura delle regole cosa vogliamo che sia. Oggi del resto è il primo giorno di primavera, tempo di risvegli. Orsù, dunque, risvegliamoci.

Se mai è stato non solo opportuno ma doveroso, necessario, fondamentale schierarsi e recarsi alle urne ed esprimere un voto netto e inequivocabile, domani, domenica 22 marzo 2026, e dopodomani, lunedì 23 marzo 2026 (ma solo fino alle 15, prestare attenzione please), cade una di quelle occasioni in cui tutto ciò è vero oltre ogni ragionevole dubbio o area politica in cui ci si riconosca.

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La risposta è 42 (ah no aspe’, com’era?)

Scena ottenuta con l’ausilio dell’AI da una foto autentica, e che potrebbe essere perfettamente reale (la scena, che la foto lo è già) © Dario Angelo 2026

(Riassunto delle puntate precedenti: l’autore, nel suo farsi delle domande e provare a darsi delle risposte, forse è giunto al dunque; ma sarà proprio vero? Nel frattempo, l’angelo della vendetta si prepara al decollo).

La preoccupazione di lasciare qualcosa di me ai posteri sembrerebbe dunque essere la mia spinta principale, pur se le altre, tutte le altre, vengono giusto un pelo dietro. Lasciare il mio segno nel mondo, insomma, un segno scritto, nero su bianco. In ossequio al mito della scrittura eternatrice tanto caro a Ugo Foscolo, anche se lui non parlava di scrittura tout court ma, più precisamente, di poesia.

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Una seconda domanda, stavolta un po’ più difficile (e relative risposte multiple)

Rutger Hauer nei panni del replicante Roy Batty, in una celeberrima scena di Blade Runner di Ridley Scott, 1982.

(Riassunto delle puntate precedenti: l’autore si pone una domanda e dapprima divaga da par suo, poi si da una risposta ma, non contento, si pone un’altra domanda; nel frattempo, irritato da tanta prolissa inconcludenza, dall’altra parte dell’Atlantico un malcapitato lettore pensa a come vendicarsi).

Perché scrivo? Bella domanda Giallì. Proprio una gran bella cazzo di domanda.

Me la sono posta anch’io, molte volte (e te pareva, nfonno, ve’?).

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Una prima semplice risposta

Scena da un film di cui si parla poco più sotto

(Riassunto delle puntate precedenti: l’autore si pone una domanda e, come suo solito, divaga come se non ci fosse un domani).

Supponiamo che a porre tale domanda non sia il Giallo, come lo chiama Mastandrea (cheggiocatori1!), ma uno psicoterapeuta, che si esprimerebbe forse in modi più garbati. Ma non è detto.
Supponiamo che lo psicoterapeuta sia interpretato da Jack Nicholson (grandissimo) e che nel porre la domanda si rivolga a un gruppo di suoi pazienti fra i quali Adam Sandler (che me sta piuttosto surcà, ma è un problema mio nfonno, andiamo avanti).

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Un peculiare culto braidese spiegato agli amici romanisti

L’autore nei panni di Dario Angela aka Piero Angelo, in un’elaborazione grafica realizzata da sé medesimo tramite AI

Carissimi,

in questo post avete potuto leggere come, in ambito di Astute & Coraggiosi, vi sia stato un momento (oserei dire storico) in cui sono stato definito Dario Angela o in alternativa Piero Angelo, con riferimento ai notissimi Angela padre e figlio, grandi divulgatori e non solo.
Ebbene, da cosa nacque quella lusinghiera e senza dubbio troppo generosa definizione? Dal racconto che segue, risalente ormai allo scorso novembre ma che resta, come dire, attualissimo. Buona lettura.


Care amiche, cari amici,

buonasera e benvenuti a una nuova puntata di “Piero Angelo vi parla di Bra”.
Quale modo migliore di concludere la giornata dopo la vittoria delle nostre magiche ragazze nel derby e del roscio nazionale alle ATP Finals? Orbene, cominciamo.

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Come ho imparato a suonare l’organo

Susannaaa, Susannaaa, Susanna nell’alto dei cieeeliiii (feat. Deb)

Carissimi,

in attesa di deliziarvi con il post a cui sto lavorando nei ritagli di tempo ormai da npar de settimane e che richiede ancora qualche rifinitura – nel quale, come già preannunciato in chat, comparirà suo malgrado il nostro Edo in veste di guest star un filino minacciosa – vi agevolo un paio di miei post d’annata che quel geniaccio di Leo Ortolani direbbe profumino ancora di tappetini nuovi, belli freschi, sembrano usciti ieri.

Li ho ritrovati mettendo mano al materiale per quella storia là più impegnativa, e ve li metto qui cogliendo l’occasione per rispondere a una domanda postami da Ilaria qualche giorno fa: come si impara a suonare l’organo? Non basta tipo imparare a suonare il pianoforte?

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Opima-Culandrona

Alberto Angela, fra le altre cose nume tutelare dei malcapitati lettori de st’omo bloggante, in uno scatto di Barbara Ledda

“Così l’Opima-Culandrona, ormeggiata in fondo al pontile, ondeggiava in tutta la sua magnificenza, con l’aria di un gatto senza coda eccezionalmente sgargiante e mastodontico.”

Gerard Durrell, La mia famiglia e altri animali

Carissimi,

come forse avrete intuito l’Opima-Culandrona è o era un tempo una barca, e se il nome vi suona bizzarro è perché non avete ancora visto – o per meglio dire letto – niente di ciò che al momento è solo un insieme di idee che mi frulla per la capoccia. Chi stia pensando “meno male” è scusato in anticipo.

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E uscimmo a riveder le stelle

(© 2024 Dario Angelo)

Carissimi,

mi collego a questo thread promosso dall’amico Giovanni (che giocatore!) sulla pagina Facebook di Astuzia&Còre, ottimamente gestita e diretta da n’antro amico nostro, mi fratello don Andrés, per sviluppare qui alcune mie rimembranze e considerazioni tecnico-tattiche le quali, data la mia proverbiale capacità di sintesi, porterebbero via troppo spazio nei commenti dentro i commenti sotto un post di Facebook, appunto.

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