
“Che cos’è successo? Dov’è andato quel pezzo che le si è staccato da dentro? L’immagine di sé che vedeva riflessa nei loro occhi si è frantumata. Ha litigato con la sua classe. È come una lite tra innamorati. Si sente tradita, incompresa. Amore. Una parola troppo complessa, con infinite implicazioni sentimentali che lei detesta, e che non c’entrano con questa situazione. Qui non c’è romanticismo, qui c’è mancanza di rispetto, ferocia. Non ci sono due persone, ma una comunità. Dov’è l’amore, qui? Che amore è?
La professoressa infila nella borsa il cellulare e si avvia verso l’uscita. Eppure, riflette, si sente tradita e ferita. Ma questo non è l’amore romantico, è l’amore della resistenza. Questo è l’amore che resta, che non scappa, che fa male, è l’amore a perdere, che non sarà mai ricambiato, l’amore che deve accompagnare e non pretendere, l’amore che ti prende a parolacce; questo è anche l’amore egoista, che salva in primo luogo chi lo prova, anche se è fatto di parole maledette come la violenza. È la versione più impossibile dell’amore, che pur perdendo pezzi ogni giorno resta sempre intero, perché chi se ne frega se si spezza, visto che poi ritorna intatto. Quell’amore che se ce l’hai è una fortuna, è tuo, nessuno te lo può togliere, nemmeno le ferite, e prima o poi a qualcuno arriva, e qualcuno se ne ricorderà, forse. Ma non è questo il suo scopo, non vuole essere ricordato. È l’amore che dimentica e ricostruisce, perché è così che si salva. È l’amore che se ne frega, che non si vendica. È quell’amore che esiste e basta, e lei ci è dentro fino al collo, per questo non sarà mai una brava insegnante, per questo il suo unico scopo è costruire un fallimento sublime.”
Elle smette di leggere, prende il segnalibro che aveva poggiato a terra, sul prato, e se lo rigira fra le dita per qualche istante, rimirandolo. È il cartellino della t-shirt Elvis Lives x AS Roma che ho indosso, nuova collezione primavera 2026 uscita pochi giorni fa. Il mattino stesso ne ho fatto razzìa allo store di piazza Colonna dove ormai, quanno che me vedono entrà, soridono come se stesse entrando l’Aga Khan. Forse dovrei darmi una calmata. Ma, in fondo, per quale motivo poi. Si vive una volta sola. Namo.
Elle smette di rimirare il cartellino/segnalibro e lo reinfila fra le pagine del libro1, lo chiude e me lo restituisce. Poi mi guarda, con un’espressione a metà fra il solidale e il “te l’avevo detto”. Io prendo il libro che lei mi porge e che mi ha regalato Deb, e le guardo a mia volta, aspettando che si esprima. Il silenzio fra noi è rotto solo dal cicaleccio dei pappagallini che volteggiano in alto, fra i rami, e io vorrei che lei dicesse qualcosa solo per ascoltare di nuovo la sua voce che, fino a pochi istanti prima, suonava così calda e rassicurante mentre leggeva con gradevole timbro il brano che le avevo indicato.
Alla fine, sono io a rompere il silenzio.
– Dunque?
– Dunque cosa?
– Bello no?
– Il brano? Sì, mi piace. Intenso, ben scritto, pieno di concetti notevoli. Solo…
– Solo…?
– Solo, vabbè, a parte il parallelo di te con una donna insegnante romantica, un po’ forzato ma ce po sta, e quello di Sulyenne co n’intero gruppo di studenti, che pure quello ce po sta. Donna empatica, multiforme e ricca di sfumature e tratti caratteriali, a quanto mi racconti.
– Ah, dunque il parallelo ti è stato subito chiaro?
– Teso’, il parallelo è stato subito chiaro perfino ai pappagallini qui sopra. Perfino agli alberi, nte crede.
– Ok.
– Solo, che appunto, il problema n’è er brano. Sei te.
– Io?
– Sì, te. – Lo sguardo che mi rivolge si è fatto più compassionevole. – Sei troppo diretto. Troppo aperto. Troppo sincero.
– Da quando in qua si può rinfacciare a un uomo di essere troppo sincero? Di solito è il contrario, mi pare.
– Eh ma te metti ansia, amo’. Già te l’avevo detto. Pure Ilaria te l’aveva detto. Pure Ronnie, potesse parlà, too direbbe.
Guardo verso Ilaria che non apre bocca, ma fa ampio cenno di sì con la testa mentre continua a disegnare. È lì da prima di noi – arrivata prestissimo, non ci ha detto quando – concentrata e silenziosa, che tratteggia e colora coi suoi nuovi pennarelli acrilici su un blocco tenuto sulle ginocchia e celato agli sguardi del mondo; seduta sul prato, la schiena a farsi offrire ampio e solido appoggio dal fusto d’un pino, la mano che non disegna affondata nel folto pelo di Ronnie, lì steso al suo fianco. Il suo bel pelo fluffoso color cioccolato, come direbbe lei.
– Ro’, che ne pensi? È vera sta cosa, che metto ansia?
Ronnie non mostra di avermi sentito. Se ne rimane bello lungo e disteso sul prato, coricato su un fianco, con gli occhi chiusi, la schiena appoggiata alla gamba di Ilaria, a godersi le carezze di lei e la brezza gentile che, a tratti, gli scompiglia i peli qua e là.
– Insomma, è colpa mia. – dico a Elle, ma guardando verso l’orizzonte e le nuvole, fra gli alberi.
– Non si può affermare che si tratti di colpa, ma sembra che tee vai a cerca’, amico mio.
– Ma non diciamo cazzate, dai. Che avrei dovuto fare secondo te?
– Boh, tipo, lasciar perdere? Lasciare che il tempo facesse dimenticare e sanasse tutte le incomprensioni, le confusioni, le incertezze, i…
– Occhèi, ho capito! E no. Lasciar perdere un par de palle. Non stiamo mica parlando di un’adolescente, e che diamine.
– E vabbè, allora mo stacce.
– È quel che sto facendo, mi pare.
– Dici?
– Dico.
– Nme pare tanto, sai. È da mo che ne stamo a parlà.
– Il fatto che ne stiamo parlando non implica che non abbia messo un punto e voltato pagina. Certo, il dispiacere è tanto.
– Pe quello c’ho na soluzione infallibbbile. – Lo dice proprio così, triplicando le bi.
– Quale?
– S’annamo a pijà n’gelato.
– Ahahah! La soluzione de Secco a tutti i problemi der monno nfame!
– Sì. – Mi conferma lei, socchiudendo gli occhi mentre sorride.
– Aspe’, che li amici nostri stanno iniziando a postare roba da San Giovanni.
– Fa mpo vede’.
– Che nciài no smartcoso, te?
– Sì ma sta naa borsa e me pesa er culo a tirallo fori.
– Ok, principessa, ecco qua.
Poso lo smartphone sul ponte formato dalla mia e dalla sua gamba affiancate, così da poter guardare entrambi un solo schermo.
La chat delle Astute & Coraggiosi sta iniziando a fiorire di scatti, video e messaggi come un cespuglio di rose a maggio.
Blume ha iniziato da vari minuti a mandare istantanee dei primi due artisti, poi qualche spezzone filmato.
Giamma si è unito a ruota, da un altro punto di osservazione. Entrambi alternano immagini del palco e della piazza, che è allegra e tranquilla e tuttavia gremita oltre ogni ragionevole possibilità che io sia disposto a concepire. Sono sollevato di trovarmi in un parco, peraltro semiviuoto, anziché lì in mezzo alla calca. Il venticello che soffia tra i pini giunge a confortare questo mio pensiero.
Deb commenta coi suoi “AAAAAA” e “OOOOOO” mentre se ne sta coi piedi a mollo su qualche spiaggia lungo il litorale fra Ostia e Capo di Buona Speranza, richiamando a gran voce Yoda che, tutta contenta, si tuffa e riporta a riva ogni ramo grande o grandissimo che trovi fra i flutti.
Anna e Giovanni rintuzzano da oltre Pontina, hanno opinioni discordanti sulle esibizioni viste fin qui.
Riccardo esprime pareri tecnici e artistici da oltremanica, e posta foto del suo brunch o come si chiama ciò che sta facendo, a quest’ora del giorno, lì dove sta lui.
Edo esprime pareri artistici e sociologici mentre impasta pane per tutto il quartiere, fra un Campari Spritz e l’altro, from overseas.
Donato manda foto e scrive post che sembrano editoriali dalla lounge di qualche aeroporto europeo, non ho ben capito quale.
Fabietto ci fa sapere cosa pensa di artisti e canzoni con la consueta gaia raffinatezza, mista a foto del suo picnic allargato a cani, amici e parenti, ma soprattutto cani, per la gioia di Luna.
Fabio 34 ci insulta tutti perché je tocca de lavorà, ma lo fa con il suo abituale aplomb da vecchio lupo di mare, che diverte e fa fine senza impegnare.
Marco si unisce di tanto in tanto postando ipotesi di mercato e considerazioni tecnico-tattiche, chisseloincula il concerto, le questioni sono chi rinnoviamo chi vendiamo e soprattutto chi compriamo, ahò!
Gianluca ci si domanda dove sia finito, se si trovi in piazza o cosa, fino a che posta la foto di una magnum di Bolgheri che causa l’ammirazione e l’invidia di molti, se non di tutti.
Ilaria centellina i suoi contrappunti esilaranti e triplocarpiati che non si capisce bene con quale mano li digiti, o forse smette solo di disegnare per il tempo necessario a comporli e mandarli. Che smetta di accarezzare Ronnie è fuori discussione.
Buon ultimo, don Andrés ci fa sapere in diretta, cioè mentre sta scrivendo il post che sarà online fra poco, che l’ennesima riunione tecnica delle alte sfere a Trigoria pare abbia dato luce verde per un assalto in stile hollywoodiano a Lamine Yamal2, e per tre quarti d’ora abbondanti si discute solo più di quella clamorosa bomba di mercato, fra chegiocatorometri impazziti (© Giovanni), valutazioni di bilancio e di ammortamenti, un “ma te pare che se era bbono cioo davano a noi” e un “dateje a diesci!”.
Andiamo avanti in questo modo per tutto il pomeriggio, con le ore che paiono volare, mentre il cielo fa il suo giro e inizia a imbrunire.
Ronnie si è alzato tre o quattro volte per andare ad annusare dintorno e fare altre cose sue, senza allontanarsi più di qualche metro e sempre tornando ad accucciarsi vicino alla sua nuova umana preferita. Sono quasi geloso.
Alla fine, si alza più deciso delle altre volte, si scuote vigorosamente e viene verso di me, come a dirmi: andiamo a casa?
Andiamo a casa.
Mi tiro su, Elle e Ilaria fanno altrettanto, io cerco di sbirciare i suoi disegni ma lei si stringe il blocco al petto, mi guarda sgranando gli occhi e mi fa: – Mi metti ansiaaaa! – Poi scoppia a ridere. Ridiamo tutti.
Mentre ci avviamo verso l’uscita del parco, con Ronnie che trotterella accanto a noi senza guinzaglio, non ce ne sarà bisogno fin quasi al portone esterno, scorro ancora qualche messaggio, rispondo ad alcuni, ne commento altri con un emoji, e infine scrivo:
“Buon Primo Maggio folks. I love you ♥”.
Poi ci penso un attimo, scorro la timeline di uozzàp, trovo la chat con Sulyenne, la apro e faccio una cosa che, solo il giorno prima, mi ero ripromesso di non fare più, almeno fino a che lei non si sarà schiarita le idee e compirà lo sforzo di ritrovare lucidità nei miei confronti: le scrivo.
Per qualche istante non riesco a decidere cosa, poi mi viene in mente:
“Il nostro ultimo mese è stato un fallimento sublime. Ricominciamo?”
E chiudo con una frase che le ho ribadito spesso, in momenti in cui pensavo che lei avesse bisogno di leggerla o di sentirla:
“Sempre al tuo fianco mi troverai”.
Mentre ripongo lo smartcoso in tasca, mi domando se leggerà il messaggio. Penso di sì, rispondo a me stesso.
Forse non stasera, forse fra qualche giorno. Ma credo proprio che lo farà.
Evito però di domandare a Elle che cosa ne pensi. Non si sa mai.
1 Il libro, per la cronaca, è Domani Interrogo di Gaja Cenciarelli, da cui è stato tratto un film interpretato da Anna Ferzetti:

2 Se proprio uno deve sognare, lo si faccia in grande!