
Carissimi,
in questo post avete potuto leggere come, in ambito di Astute & Coraggiosi, vi sia stato un momento (oserei dire storico) in cui sono stato definito Dario Angela o in alternativa Piero Angelo, con riferimento ai notissimi Angela padre e figlio, grandi divulgatori e non solo.
Ebbene, da cosa nacque quella lusinghiera e senza dubbio troppo generosa definizione? Dal racconto che segue, risalente ormai allo scorso novembre ma che resta, come dire, attualissimo. Buona lettura.
Care amiche, cari amici,
buonasera e benvenuti a una nuova puntata di “Piero Angelo vi parla di Bra”.
Quale modo migliore di concludere la giornata dopo la vittoria delle nostre magiche ragazze nel derby e del roscio nazionale alle ATP Finals? Orbene, cominciamo.
Qualche ora fa mi sono ritrovato a passare nel medesimo punto, pressoché alla medesima ora, in cui un’innocente domanda di sor Giovanni aveva dato il La al pippon[ehm] alla puntata precedente, quello sulle antiche origini del nome di Bra1. Quest’oggi invece il merito è da attribuire a Fabio #34 per aver condiviso un simpatico video su un’orca e una qualche madonna, da cui prendo spunto per questa puntata.
Il motivo vi sarà chiaro fra pochissimo. Non andate via.
(A quel punto comparve in chat un commento di Giovanni: “sono un tantinello preoccupato”2).

Questa foto potreste averla già vista, anche se presa da più lontano.
Il latinorum ci riconduce all’antico nome di codesta cittadina, e come si può notare ci troviamo di fronte all’ingresso di una chiesa, anzi, di un santuario: il santuario della Madonna dei Fiori di Bra. Per la precisione, del santuario vecchio, perché a fianco ne esiste uno edificato più di recente, un’autentica pacchianata.
Di seguito, una serie di scatti che spiegano di che fiori si stia parlando, e cosa c’entri la Madonna.

Bene, ogni città ha i pannelli di marmo esplicativi che si può permettere, in base alle storie che ha da raccontare.
Nella Città Eterna, nella via che ben conoscete, l’avanzamento dell’espansione di Roma. A Bra, al fondo di viale Madonna dei Fiori, la sintesi di una favoletta elegiaca che giustifica l’adorazione di un pruno selvatico. Roba da far invocare l’avvento di una reconquista romana, che da ste parti in quanto a civiltà altro che invasioni barbariche, siamo tornati alla scoperta del fuoco: il livello del senso religioso è più o meno lo stesso.
Come si intuisce da uno dei pannelli, la favoletta narra che una pulzella locale si venne a trovare in pericolo, costituito da soldataglia arrapata, e invocò pertanto la Madonna. Noi oggi sappiamo coltivare il dubbio che la sua non fosse un’invocazione così pia, fatto sta che l’interessata celeste, a scanso di equivoci (e stando a ciò che si narra), apparve; la soldataglia atterrita si disperse, e la pulzella fu salva.
Se non ricordo male, ma potrei sbagliarmi, la giovine fu così grata alla propria salvatrice da consacrarle tutto il resto della propria vita; un pensiero che potrebbe forse suscitare, in noi contemporanei, quella stessa invocazione non così pia. Ma all’epoca le cose andavano in questo modo, o per meglio dire è in questo modo che piaceva raccontare fossero andate: fra inutili e atroci sofferenze, in ogni caso.
Poteva forse finire qui? No che non poteva. L’elegiaca favoletta nacque per giustificare il fatto che, in quel preciso punto, sorge un pruno selvatico che ha la particolarità di fiorire d’inverno; il che è stato considerato, e viene considerato tuttora, miracoloso.
Che nel milletrecento e rotti le genti fossero talmente semplici e influenzabili da ritenere miracolosa una semplice anomalia genetica di un innocuo vegetale è in fondo comprensibile; ma che oggidì mi capiti di vedere persone sostare lì in preghiera, di fronte a quella porzione di cancellata dietro cui si trova il cespuglio, e farsi il segno della croce non verso la statua della Madonna, ma proprio verso il pruno, francamente mi fa venir voglia di prendere una tanica di benzina, versarla sull’innocente arbusto, accendere un fiammifero e trasformalo in un roveto ardente. Ma, pensandoci bene, ciò potrebbe peggiorare la situazione, per cui soprassiedo.
Concludo informandovi che, probabilmente per effetto del cambiamento climatico, da qualche anno nel giardino di casa mia si osserva la fioritura di un arbusto di forsizie nel bel mezzo di dicembre. Sto ponderando i pro e i contro ma, vi dirò, sono fortemente tentato di avviare la fondazione di un nuovo culto, basato sui nostri sacri colori. Il giallo del fiore c’è, anche se di tonalità un po’ tenue. Il rosso si può ricavare dal sangue dei sacrifici umani dei cojo[ehm] dei fedeli che accorrerebbero a prostrarsi di fronte al nuovo miracolo braidese.
Del resto, i tempi sono maturi per ripristinare un po’ di sana selezione naturale, non credete anche voi? Vi terrò informati sugli sviluppi.
1 Dal momento che non si tratta di un racconto inedito, tutt’altro, ne si può leggere una versione qui.
2 Libera citazione da un film cult zeppo di grandi personaggi e grandi attori. Che giocatori!



