
(Riassunto delle puntate precedenti: l’autore si pone una domanda e dapprima divaga da par suo, poi si da una risposta ma, non contento, si pone un’altra domanda; nel frattempo, irritato da tanta prolissa inconcludenza, dall’altra parte dell’Atlantico un malcapitato lettore pensa a come vendicarsi).
Perché scrivo? Bella domanda Giallì. Proprio una gran bella cazzo di domanda.
Me la sono posta anch’io, molte volte (e te pareva, nfonno, ve’?).
Dal momento che molte delle mie considerazioni e conclusioni in merito sono già scritte e pubblicate online, belle pronte, se vi va, trovate tutto qui:
(Intro: che diavolo so ‘sti fiori gialli? se magnano?)
(#perchéscrivo: extended version director’s cut col commento dell’autore, del regista e de stocazzo, che nfonno so a stessa brutta perzona)
Per brevità e amore di sintesi (si quanno che me ce metto so capace pure de fa mpo de sintesi), possiamo riassumere la cosa nelle seguenti motivazioni, tutte valide:
- scrivo perché non posso farne a meno
- scrivo perché non so fare altro
- scrivo perché a volte non ho un rapporto immediato con la realtà, e devo ritornarci su con i miei tempi, a posteriori, per rielaborare
- scrivo per superare le distanze – quando ci sono – che mi separano dal mondo
- scrivo perché qualcosa di me sopravviva (avete presente il monologo finale di Rutger Hauer in Blade Runner, quello che inizia con “Io ne ho viste cose” e parla di momenti che andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia? Perfetto, il senso è quello.)
- scrivo per vanità
- scrivo per appropriarmi di un’esperienza e, in ultima analisi, per conservare i ricordi e le emozioni provate in determinati momenti della mia vita
- scrivo per condividere un’esperienza
- scrivo per capire che cosa penso
- scrivo per cercare me stesso
- scrivo per tenere vivo lo sguardo sul mondo del mio fanciullo interiore, che è la parte più intima e sincera di me ed è, in definitiva, quella che mi rende ciò che sono
- scrivo per desiderio di autoaffermazione
- scrivo per rielaborare i miei errori passati e riflettere su di essi e, dunque, concedere a me stesso una seconda occasione
- scrivo perché sono un mutante che osserva il cambiamento mentre esso avviene e, dunque, per costruirmi dei luoghi passanti fra il noto e l’ancora ignoto (il tutto, baricchianamente parlando)
- scrivo perché scrivere è il mio modo di attraversare il mondo e di navigare fra luoghi, esperienze, momenti del passato, eventi in fase di evoluzione e scenari futuri (come sopra)
- scrivo, e qui mi ricollego al punto 5, per mettere in salvo ciò che mi è caro, lasciandolo mutare perché sopravviva (idem)
- scrivo, dunque, per ridiventare me stesso in un tempo nuovo (Baricco ti amo!)
Col tempo ne avevo presa in considerazione un’altra, di motivazione, colta da qualcosa che ho letto: scrivo per contrastare la solitudine. Poi però pensandoci bene me so reso conto ch’era na cazzata. Perlomeno per me, intendo.
Io non soffro la solitudine, non la temo, perché in verità la abito, la coltivo.
La cerco. Io amo stare da solo. Ne ho bisogno, in certi momenti.
Mi piace isolarmi dal mondo per nutrirmi di cose che poi, più tardi, in periodi, occasioni e situazioni di convivialità e socialità, che allo stesso modo amo e perseguo – sia pure a volte anche a distanza, che in fondo la distanza non cambia la sostanza – contribuiscono a rendermi ciò che sono, quando mi trovo o mi rivolgo alle persone in mezzo a cui mi piace trovarmi e verso cui mi piace rivolgermi.
Dunque, la lista definitiva è quella qui sopra. Altre cose in mente non me ne vengono e non mi sono arrivati finora ulteriori spunti da alcuna parte.
Dopodiché, anche se tutte le risposte qui sopra sono valide, pertinenti e coerenti con la mia esperienza e il mio sentire, la numero 5 è quella credo più importante di tutte, insieme alla 17 che è ne é un’elaborazione più articolata e matura.
A tal proposito, ho un’ulteriore annotazione/citazione da riportare, dalla bozza di un post che non ho mai pubblicato (la data corrisponde al giorno in cui ho annotato la frase):
30/01/2010
“Questo io so: solo il raccontare storie potrà lasciare qualcosa di te nel cuore delle persone.”
dal film Australia di Baz Luhrmann
(segue)